La Salle – Monserrato (Cagliari)

La Salle – Monserrato (Cagliari)

Fratelli delle Scuole Cristiane
Scuola Primaria Paritaria
Casa del Fanciullo "E.Pintus"

 
 
 
 

LA PASQUA EBRAICA E LA PASQUA CRISTIANA

La nostra Pasqua è strettamente connessa alla Pasqua ebraica perché le nostre radici affondano nell’esperienza del popolo ebraico. Cristo era un ebreo, per cui tutto quello che lui ha vissuto, l’ha vissuto da ebreo, in virtù delle tradizioni dei suoi padri. La Pasqua ebraica, ai tempi di Gesù, si celebrava ogni anno per ricordare l’esodo del Popolo d’Israele dall’Egitto.
Alle sue origini, la Pasqua era una festa pastorale, praticata dalle popolazioni nomadi del Vicino Oriente, in cui si offrivano le primizie del gregge. Questa festa, assunse un significato nuovo con Mosè, diventando il momento dell’anno in cui il popolo ebraico ricordava la liberazione dall’Egitto. Mosè, come è scritto nel dodicesimo capitolo dell’Esodo, programmò la fuga del suo popolo. Tutti gli ebrei uccisero un agnello di un anno, consumarono il pasto in piedi con il bastone pronti per la partenza e segnarono con il sangue dell’animale le porte delle abitazioni. Così facendo tutti i primogeniti ebrei si sarebbero salvati dall’angelo inviato da Dio colpendo così solo le case degli egiziani ed in particolar modo i primogeniti maschi, compreso il figlio del faraone.


Ancora oggi la Pasqua ebraica, che inizia con il plenilunio di marzo e dura per otto giorni, è celebrata seguendo antichi riti. Durante questi otto giorni tutti gli Ebrei ricordano la liberazione dalla schiavitù del proprio popolo dalle vessazioni egiziane e l’inizio di un viaggio lungo 40 anni alla volta della terra promessa.
Oggi come allora, gli ebrei festeggiano la Pasqua riunendosi in famiglia utilizzando dei cibi che ricordano quei tempi ovvero: pane azzimo, erbe amare, il vino e ovviamente la portata principale che è l’agnello “arrostito”. Ognuno di questi cibi ha un suo significato: Il “Pane Azzimo” ricorda la fuga dall’Egitto, proprio la fuga impedì agli ebrei di far lievitare il pane e quindi oggi viene preparato direttamente senza lievito. Le “Erbe Amare” che ricordano la durezza della schiavitù e quindi il passaggio da essa alla libertà. Il “Vino” che rappresenta la gioia dello stare insieme e quindi la libertà ritrovata. “L’Agnello Arrostito” è il piatto principale, ma è anche il più importante proprio perché ricorda il sacrificio che veniva offerto al Tempio di Gerusalemme durante la vigilia della Pasqua. La Pasqua non cade mai lo stesso giorno perché viene stabilita con un calcolo che deve tenere conto della luna piena del mese di marzo, la notte in cui gli ebrei fuggirono dall’Egitto.
La Pasqua, con l’avvento del cristianesimo, ha acquisito un nuovo significato perché indica il passaggio a vita nuova per i cristiani, liberati dal peccato col sacrificio sulla Croce e chiamati a risorgere con Gesù. La Domenica di Pasqua viene celebrata nella 1ª domenica dopo il plenilunio seguente l’equinozio di primavera (21 marzo) per cui la data della Pasqua è sempre compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile.
I simboli principali della Pasqua cristiana sono
Il “Fuoco” simbolo fondamentale nella liturgia cristiana, come la somma espressione del trionfo della luce sulle tenebre, del calore sul freddo e della vita sulla morte
Il “Cero pasquale” simbolo di Cristo, vera luce che illumina ogni uomo.
L’ “Acqua” elemento che purifica ed il mezzo attraverso il quale si compie il Battesimo. La notte di Pasqua è la notte battesimale per eccellenza
L’ “Uovo” simbolo della vita che nasce.
L’ “Agnello” simbolo del sacrificio di Gesù in Croce, immolato come un agnello.
La sostanziale differenza, al di là dei precetti, dei rituali, tra la Pasqua cristiana e quella ebraica è che i cristiani celebrano la resurrezione del Messia, Dio fatto uomo sceso sulla terra per salvare gli uomini, mentre per gli ebrei il Messia deve ancora arrivare. Anche i testi sacri di riferimento sono diversi: gli ebrei si rifanno al Vecchio Testamento, mentre i cristiani seguono i rituali del Nuovo Testamento.
A cura del Prof. Fr. Giuseppe Eusepi

Comments are closed.