La Salle – Monserrato (Cagliari)

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San Filippo Neri

Il giorno 26 ricordiamo, l’anniversario di uno dei santi più popolari della Chiesa e quella di Roma in particolare. Il 21 luglio 1515, nasceva da un notaio a Firenze Filippo Neri. Una notizia molto interessante è che nella vita, trascorsa nella sua città, per il suo carattere allegro e altruista, era sopranominato “Pippo il buono”.
Ma la città del suo straordinario apostolato è stata Roma dove è arrivato nel 1534 e dove ha iniziato una prodigiosa esperienza di carità tra i più poveri e degradati. Il “Pippo buono” senza nemmeno essere un prete, di giorno, mostrava viso simpatico e cuore lieto che portava a chi incontrava il calore di Dio, accompagnandolo se poteva, con un pezzo di pane. Il sorriso sempre lo rendeva “appassionato annunciatore della Parola di Dio. Questo è stato il segreto che ha fatto di lui un “cesellatore di anime”. La sua paternità spirituale, traspariva da tutto il suo agire, caratterizzato dalla fiducia nelle persone, dal rifuggire dai toni foschi ed accigliati e dallo spirito di festosità e di gioia.


Frequentava i quartieri più poveri, gli ospedali più abbandonati, le carceri più tetre portando ovunque l’arguzia fiorentina, insieme con la più amabile carità cristiana. Si accostava alla spicciolata ora a questo, ora a quello e tutti divenivano presto suoi amici. Amava la spontaneità, rifuggiva dall’artificio, sceglieva i mezzi più divertenti per educare alle virtù cristiane, al tempo stesso proponeva l’accettazione di Gesù nel concreto della propria vita. “In paradiso, diceva, non si va in carrozza”.
La notte la dedicava soprattutto al suo dialogo con Dio vissuto nella libertà del laico che poteva scegliere, fuori dai recinti di un chiostro, i modi ed i luoghi della sua preghiera. Filippo prediligeva le chiese solitarie, i luoghi sacri delle catacombe, il sagrato delle chiese durante le notti silenziose. Coltivò per tutta la vita questo spirito di contemplazione, alimentato anche da fenomeni straordinari, come quello della Pentecoste del 1544, quando Filippo, nelle catacombe si san Sebastiano, durante una notte di intensa preghiera, ricevette in forma sensibile il dono dello Spirito Santo che gli dilatò il cuore infiammandolo di un fuoco che arderà nel petto del santo fino al termine dei suoi giorni.
Grazie anche all’apostolato di San Filippo nella Roma del 1500 l’impegno per la salvezza delle anime tornava ad essere una priorità nell’azione della Chiesa; fece comprendere meglio che i pastori delle anime dovevano stare con il popolo per guidarlo e sostenerne la fede. E pastore lo diventa lui stesso, nel 1551 approdando al sacerdozio senza per questo cambiare vita e stile, iniziando un’esperienza pastorale significativa, che lo vede impegnato sempre con le classi meno abbienti della città, nella direzione spirituale, nella confessione e nella spiegazione delle Sante Scritture mostrando a chiunque l’avvicinava, il dono che aveva di saper leggere nei cuori.
San Filippo Neri è considerato, in modo particolare il “papà” degli oratori. Raccoglieva intorno a sé torme di ragazzi, scarmigliati e inselvatichiti, con tutt’altro stile rispetto alla severità e all’uso del bastone che si ritenevano fossero necessari all’epoca per educare i giovani, facendoli cantare, divertire, educare, istruire. Diceva loro nei momenti di maggiore turbolenza: ”State un poco fermi se vi riesce!” A chi gli faceva notare l’eccessiva chiassosità dei suoi giovani, il Santo da vero educatore rispondeva: “Purché non facciano peccati molto volentieri sopporterei che mi spaccassero la legna addosso”. Per quei ragazzi, per la salute dei loro corpi e delle loro anime, questuava alle porte dei loro ricchi palazzi. Si narra che una volta, un ricco signore, infastidito dalle sue richieste, gli diede uno schiaffo. Il santo non si scompose: “Questo è per me – disse sorridendo – e ve ne ringrazio. Ora datemi qualcosa per i miei ragazzi”
Si spense il 26 maggio 1595, all’età di ottant’anni, amato dai suoi e da tutta Roma di un amore carico di stima e di affezione. Fu sempre quel prodigio di carità apostolica vissuta in una mirabile unione con Dio, che la Grazia divina operò in un uomo originalissimo ed affascinante. “Apostolo di Roma” lo definirono immediatamente i Pontefici ed il popolo romano, attribuendogli il titolo riservato a Pietro e Paolo. Il cuore di Padre Filippo, ardente del fuoco dello Spirito, lasciava in eredità alla Chiesa intera il dono di una vita a cui non si cessa di guardare con gioioso stupore.
A cura del Prof. Fr. Giuseppe Eusepi

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