La Salle – Monserrato (Cagliari)

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Tutti i Santi – Anniversario dei defunti

a cura di Fratel Giuseppe Eusepi

Le due celebrazioni ci pongono davanti al mistero della morte e ci invitano a rinnovare la nostra fede e la nostra speranza nella vita eterna. Noi pellegrini su questa terra, i nostri defunti, i santi beati in cielo: tutti insieme formiamo una sola Chiesa.
Troviamo le prime tracce della festa di “Tutti i Santi” già durante il IV secolo d.C. sebbene all’epoca la ricorrenza cadesse in primavera e non nel tardo autunno come avviene oggi. Fu papa Gregorio IV, nell’835 d.C., a richiedere espressamente all’allora re franco Luigi il Pio di ufficializzare questa celebrazione come festa di precetto e fissare la sua data il 1° di novembre di ogni anno. Cosa che effettivamente accadde ed è rimasta tuttora invariata, nonostante siano trascorsi più di mille anni.


Si crede che sia stato scelto tale giorno per sostituire, con la nostra festa cristiana di “Tutti i Santi,” la festa celtica di “Samhain”, capodanno celtico da cui ha avuto origine Halloween. Secondo le credenze di questo popolo, durante la notte a cavallo fra il 31 ottobre e il 1° novembre, i defunti tornano dall’oltretomba e camminano sulla terra, fra i viventi. In questa maniera la Chiesa cristiana si sforzava di cristianizzare gli strascichi di una ricorrenza che non apparteneva alla religione cristiana soprattutto nelle terre del nord Europa.
La festa dell”Anniversario dei defunti”, invece, risale al 2 novembre 998 d.C., quando venne istituita da Sant’Odilone, monaco benedettino e quinto abate di Cluny, nel sud della Francia. Nella nostra Chiesa di Roma si adottò questa pratica nel XIV secolo, per poi diffondersi in tutta la Chiesa. In questi giorni, una delle nostre tradizioni più radicate è la visita ai cimiteri per andare a trovare i familiari defunti. Momento di preghiera, momento per ricordare i cari che ci hanno lasciato, momento di riunione familiare. Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio.
In questi giorni viene facile fare il paragone tra, la commemorazione dei nostri defunti, con l’altra “festa” di Halloween che tra morti viventi, creature demoniache e scherzi notturni fa, da secoli, da contraltare alla nostra festa religiosa del 1 e 2 novembre.
Halloween, nel pensiero cattolico-cristiano, è una mera festa consumistica di natura pagana, una celebrazione lontana dallo spirito evangelico. Baldoria, travestimento e mistero sono le caratteristiche principali di questa festa, importata dall’Europa agli Stati Uniti e da qui diffusa poi nel mondo intero. Sebbene per molti sia solo motivo di divertimento, per tanti altri Halloween è la festa delle tenebre e dell’occulto e conserva l’originario alone di mistero che la Chiesa vuole combattere a tutti i costi.
Nei giorni di “Tutti i Santi” e “Commemorazione dei defunti” è necessario pensare un po’ alla speranza che ci accompagna nella vita, avere il cuore ancorato là dove sono i nostri antenati, dove sono i nostri Santi, dove è Gesù, dove è Dio».
Assistiamo, in questo nostro “povero mondo”, al trionfo di una cultura che privilegia l’effimero e l’attimo fuggente. Non c’è più ricerca di senso. Vivere senza speranza è disumano. La speranza è una cosa vitale per l’uomo.
Non pensiamo che la lotta che conduciamo quaggiù sia del tutto inutile. Non crediamo che alla fine dell’esistenza ci aspetti il naufragio. Dobbiamo esercitarsi a sperare le realtà invisibili pur amando questa terra e questa umanità.
Ma è importante comprendere che non si spera da soli: si può sperare soltanto insieme. Dobbiamo creare nuovamente un tessuto in cui siamo capaci di vivere insieme la fraternità, la solidarietà; occorre combattere contro l’isolamento e la solitudine dominanti che ci impediscono di sperare insieme.

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