La Salle – Monserrato (Cagliari)

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Fratelli delle Scuole Cristiane
Scuola Primaria Paritaria
Casa del Fanciullo "E.Pintus"

 
 
 
 

Sant’Ambrogio

a cura di Fratel Giuseppe Eusepi

S. Ambrogio, vescovo e dottore della Chiesa, è una delle personalità più importanti della Chiesa del IV secolo. Monserrato gli ha dedicato una chiesa molto bella e di grande interesse storico e culturale la cui costruzione risale alla seconda metà del secolo VI.
Il nostro Santo, di famiglia romana cristiana, seguendo le orme del papà, prefetto romano della Gallia, non aveva scelto affatto la carriera ecclesiastica, ma quella di magistrato. Ancora giovane, a trent’anni, per la sua grande prudenza ed imparzialità, si trovava già ad essere Console di Milano, città che era allora capitale dell’Impero. Era un governatore, stimato e ben voluto dalla popolazione essendosi dedicato sempre al bene di tutti. La sua missione di funzionario pubblico sembrava compiuta e con successo, quando accadde l’imprevisto che gli cambierà completamente la vita.


Essendo in quel tempo rimasta vacante la sede episcopale, vi erano grandi discordie tra cattolici ed ariani, eretici che negavano la divinità di Gesù allora molto numerosi a Milano, per l’elezione del nuovo Vescovo. Siccome questa elezione ciascuno la voleva secondo la propria fede, fu necessario l’intervento del governatore Ambrogio per pacificare gli animi.
Ma appena Ambrogio comparve in mezzo alla folla riunita per la litigiosa elezione, qualcuno sembra un bambino, gridò forte: “Ambrogio vescovo”. Quasi folgorata da quel grido, l’intera assemblea, cattolici e ariani, ripetette sua volta: “Ambrogio vescovo”. Tutti d’accordo. Con l’accordo di popolo, ecco trovata la soluzione allo spinoso problema. Sembrava proprio che si fosse avverato il detto :” Voce di popolo, voce di Dio.”
Ma l’interessato, ancora semplice catecumeno, per giunta senza ambizioni ecclesiastiche, non era affatto entusiasta. Sembrava tutto assurdo. Cedette solo, quando comprese che quella era anche la volontà di Dio che lo voleva al suo servizio. Fu così che nel giro di una settimana venne battezzato e poi consacrato vescovo, il 7 dicembre del 374. Cominciava così per lui una seconda vita.
Cominciò distribuendo i suoi beni ai poveri e dedicandosi a uno studio sistematico della Sacra Scrittura. Imparò a predicare, divenendo uno dei più celebri oratori del suo tempo, capace di incantare perfino un geniale intellettuale, come il futuro S. Agostino, che si convertì grazie a lui.
La sua vita era frugale e semplice, le sue giornate dense di incontri con la gente, di studio e di preghiera. Ogni giorno diceva la Messa per i suoi fedeli dedicandosi poi al loro servizio per ascoltarli, per consigliarli e per difenderli contro i soprusi dei ricchi. Tutti potevano parlargli in qualsiasi momento. Ed è anche per questo che il popolo non solo lo ammirava, ma lo amava sinceramente.
Non esitava anche a fondere i vasi sacri della chiesa per pagare il riscatto di uomini donne e bambini sequestrati dai banditi dell’epoca e a chi criticava il suo operato rispondeva: “La Chiesa ha dell’oro non è per custodirlo, ma per donarlo a chi ne ha bisogno”.
Mantenne stretti e buoni rapporti con l’imperatore Teodosio, ma era capace di resistergli quand’era necessario, come quando ritenne che il suo comportamento era riprovevole e condannabile pubblicamente dopo l’infame massacro di Tessalonica del 390, da lui ordinato, in cui morirono migliaia di persone, tra cui molte donne e bambini, in rivolta per la morte del governatore. La storia ci dice che il nostro Santo ottenne dall’imperatore un sincero pentimento.
L’infaticabile vescovo fu anche molto stretto collaboratore e difensore del vescovo di Roma, allora papa Damaso. È sua la famosa frase: “Ubi Petrus, ibi Ecclesia” (Dove c’è Pietro, lì c’è la Chiesa).
Da Ambrogio la Chiesa di Milano ricevette un’impronta che si conserva ancor oggi, anche nel campo liturgico e musicale. Ricolmi di divina sapienza le sue opere liturgiche, i commentari sulle Scritture, i trattati ascetico- morali.
Fu anche molto esemplare la sua calda devozione alla Madonna della quale è stato il teologo raffinato e il cantore inesausto. Mi piace molto una sua esortazione: “Sia in ciascuno di noi l’anima di Maria a magnificare il Signore, sia in ciascuno di noi lo spirito di Maria a esultare in Dio”.
Vorremmo che soprattutto tutte le nostre autorità, sia civili che religiose, prendessero come modello Ambrogio vescovo che, per amore dei suoi fedeli, non cessò giorno e notte di lavorare, studiare, correre il rischio della vita, pregare, predicare, viaggiare e scrivere libri di alta elevazione culturale e spirituale fino alla fine della sua santa vita.

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