La Salle – Monserrato (Cagliari)

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Fratelli delle Scuole Cristiane
Scuola Primaria Paritaria
Casa del Fanciullo "E.Pintus"

 
 
 
 

San Giovanni Apostolo

A cura di Fratel Giuseppe Eusepi

Il 27 dicembre, due giorni dopo il S. Natale, la Chiesa ricorda la figura di San Giovanni Apostolo, il discepolo prediletto del Signore, colui che ha avuto la grazia di penetrare e rivelare la vita divina più intima e segreta. Già discepolo di Giovanni Battista, con Andrea il nostro santo fu il primo degli apostoli a conoscere il divino Maestro. Chiamato poi da Gesù, insieme con il fratello Giacomo, lungo la riva del lago di Galilea, lasciata la barca e il proprio padre loro, subito lo seguì. La madre Salome era una di quelle pie donne che seguivano Gesù nei suoi viaggi e lo aiutavano con le loro sostanze provvedendolo di quanto gli abbisognava.Giovanni costituisce una delle figure di più alto spicco all’interno del collegio apostolico dei Dodici. Appartiene al gruppo ristretto dei tre testimoni privilegiati comprendente anche Pietro e Giacomo. Sono loro ad assistere in esclusiva alla risurrezione della figlia di Giairo, alla trasfigurazione, alla preghiera del Getsemani.

Vivendo a strettissimo contatto con Gesù, non mancarono, però, anche i momenti di “rimprovero”. Tra questi, ricordiamo un brano dell’evangelista Luca, il quale riferisce che, in seguito al rifiuto di alcuni samaritani di accogliere Gesù, i suoi discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che un fuoco scenda dal cielo e li consumi?» Gesù rimproverò aspramente i due apostoli che provocarono così la sua grande risposta: “Il Figlio dell’Uomo non è venuto per perdere le anime deli uomini, ma per salvarli.” Da questo episodio, che rivela il carattere impulsivo dei figli di Zebedeo, potrebbe aver dunque tratto origine il “soprannome” Boanerghes”, figli del tuono dato a loro da Gesù.Durante l’ultima cena, Giovanni è raffigurato con la testa reclinata sul petto del Maestro, in segno di affetto, di benevolenza e di ammirazione. Lo troviamo poi ai piedi della croce insieme alla Madonna, testimone e destinatario delle ultime paroledi Gesù: “Figlio, ecco tua madre… Madre ecco tuo figlio”. I Vangeli ci dicono che da quel momento Giovanni prese con sé la Madonna.Dopo la passione e morte di Gesù, Giovanni fu, insieme a Pietro, tra i primi a ricevere l’annunzio del sepolcro vuoto da parte della Maddalena e accorrervi per verificare l’accaduto. Fu presente alle successive apparizioni di Gesù agli apostoli riuniti e il primo a riconoscerlo quando avvenne la pesca miracolosa sul lago di Tiberiade; assistette al conferimento del primato a Pietro; insieme ad altri apostoli ricevette da Gesù la solenne missione apostolica e la promessa dello Spirito Santo che ricevette nella Pentecoste insieme agli altri e Maria.Seguì quasi sempre Pietro nel suo apostolato, e, secondo gli Atti degli Apostoli, fu inviato con lui in Samaria a consolidare la fede già diffusa da Filippo. San Paolo verso l’anno 53, lo qualificò insieme a Pietro e Giacomo il Maggiore come ‘colonna’ della nascente Chiesa. Lasciata Gerusalemme, portò l’annuncio del Vangelo nell’Asia minore, dove resse la Chiesa di Efeso. La tradizione dice che sarebbe stato deportato, per alcuni anni a Patmos, ove avrebbe avuto le visioni dell’Apocalisse. Oltre al Quarto Vangelo ci ha lasciato tre Lettere. Sarebbe morto ad Efeso alla fine del I secolo, molto avanti negli anni. Si racconta che alle riunioni dei suoi discepoli, ormai vecchissimo, andasse ripetendo soltanto “Figlioli, amatevi gli uni gli altri” e a chi gli domandava perché ripeteva sempre la stessa frase, rispondeva: “Perché è precettodel Signore, se questo solo si compia, basta”.Celebrare la memoria liturgica di un apostolo significa seguire le sue orme, con la speranza di avvicinarci a Gesù e riconoscerlo negli avvenimenti della propria vita. Durante l’ultima cena Giovanni si è reclinato sul petto di Gesù sentendo il suo battito divino di compassione e di tenerezza per ogni uomo. Contemplare il cuore di Gesù è un’esperienza da praticare ogni giorno della vita, rientrando in sé stessi e scrutando il proprio animo, per riconoscere la propria povertà, e comprendere come Dio ci ha amato di un amore infinito, malgrado la nostra debolezza, il nostro egoismo e la nostra pigrizia.

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