La Salle – Monserrato (Cagliari)

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Fratelli delle Scuole Cristiane
Scuola Primaria Paritaria
Casa del Fanciullo "E.Pintus"

 
 
 
 

Sant’Antonio abate

A cura di Fratel Giuseppe Eusepi

Detto anche sant’Antonio il Grande, sant’Antonio del Deserto, sant’Antonio l’Anacoreta, veneratissimo lungo i secoli, il suo nome è fra i più diffusi del cattolicesimo. Lo stesso sant’Antonio di Padova, proprio per indicare il suo desiderio di maggior perfezione, scelse di cambiare il nome di Battesimo con il suo. È festeggiato in tutta Italia, da Nord a Sud, con la benedizione degli animali e l’accensione dei falò. Tutto in onore di sant’Antonio abate, uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa.
Nel giorno della sua memoria liturgica, si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici. Tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco vengono posti sotto la protezione di sant’Antonio, in onore del racconto che vedeva il Santo addirittura recarsi all’inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori.

Per la sua particolare dedizione a lenire i sofferenti operando guarigioni il nostro Santo è invocato contro la peste, lo scorbuto, i morbi contagiosi e appunto l’herpes zoster detto anche “fuoco di Sant’Antonio”. A lui si deve la costituzione in forma permanente di famiglie di monaci che sotto la guida di un padre spirituale (l’Abbà) si consacrarono al servizio di Dio.
Sant’Antonio nacque presso Eraclea (Egitto Superiore) nel 251 da nobili genitori, ricchi e timorati di Dio, i quali si presero grande cura di educarlo cristianamente. A soli diciotto anni li perdette, rimanendo egli custode di una piccola sorella e possessore di considerevoli ricchezze. Ma la voce di Dio non tardò a farglisi sentire: era orfano da appena sei mesi, quando in chiesa sentì leggere le parole di Gesù al giovane ricco: «Se vuoi essere perfetto, vendi quanto hai, e dallo ai poveri, così avrai un tesoro nel cielo». Antonio le prese come dette a se medesimo: andò a casa, distribuì le sue sostanze ai poveri, riservandosene solamente una piccola porzione per il mantenimento suo e della sorella. Poco dopo avendo udito le altre parole di Gesù “Non vi prendete fastidio del domani,” diede ai poveri anche il rimanente, pose la sorella in un monastero di vergini, e lui stesso si ritirò a fare vita penitente nel deserto. Quivi si sforzava di praticare le virtù che vedeva praticate da altri santi penitenti, nelle cui cellette spesso si recava per imparare da essi la via della perfezione. Lavorava inoltre per procacciarsi il cibo, e tutto ciò che guadagnava in più lo donava ai poveri.
Ma il demonio, non potendo sopportare in un tal giovane tanto ardore di perfezione, cercò tutte le maniere possibili per distoglierlo dal suo intento, apparendogli sotto tutte le apparenze, angeliche, umane e bestiali. Ma Antonio si raccomandava caldamente notte e giorno a Gesù, e accompagnava le preghiere con rigorosissime penitenze. Al demonio poi ripeteva le parole di S. Paolo: “Nulla mai potrà separarmi dalla carità di Cristo” e il versetto del salmo: “Anche se eserciti interi siano schierati contro di me, il mio cuore non temerà”. Ma una volta disse a Gesù, dopo aver superato una forte tentazione:” Dove eri tu o buon Gesù? Dove eri? Perché da principio non fosti presente per aiutarmi? E Gesù rispose: “Io ero qui, ma aspettavo di vedere la tua battaglia; ma poiché hai combattuto francamente, per tutto il mondo ti farò ricordare.”
Ai suoi discepoli il Santo raccomandava continuamente la perseveranza, la custodia del cuore, l’esortazione vicendevole, la pratica delle virtù, e il ricordo quotidiano dei Novissimi: morte, giudizio, inferno e paradiso. Morì dettando ai suoi monaci il suo testamento spirituale: «Respirate sempre Cristo e abbiate fede in Lui», l’anno 356 al 17 gennaio, in età di 105 anni.
I suoi discepoli tramandarono alla Chiesa la sua sapienza, raccolta in 120 detti e in 20 lettere. Citiamo uno dei suoi detti:” L’uomo saggio ha una sola preoccupazione: obbedire con tutto il cuore a Dio Onnipotente ed essergli oggetto di benevolenza. La unica e sola cosa che insegna all’anima sua è il modo di compiere ciò che piace a Dio, ringraziando la Provvidenza misericordiosa per qualunque vicenda della sua esistenza. Siamo grati al medico anche per il medicamento doloroso; di fronte al patire dobbiamo esser grati a Dio; qualunque cosa ci accada è per il nostro bene. Questa conoscenza che viene dalla fede, dona salvezza e pace all’anima.”

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