La Salle – Monserrato (Cagliari)

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SAN MARCO EVANGELISTA

A cura di Fratel Giuseppe Eusepi

Chi era San Marco? Diverse informazioni sulla sua vita sono sparse nel Nuovo Testamento, sufficienti per tratteggiarne il quadro generale. Il Santo è nato attorno l’anno 20 in Palestina ed è stato prima discepolo di San Paolo apostolo e poi di San Pietro. E’ ritenuto anche l’autore del “Vangelo secondo Marco”.
Il primo riferimento alla sua figura del nostro Santo negli “Atti degli Apostoli” ricorre nella narrazione della miracolosa liberazione di Pietro dalla prigione: “Dopo aver riflettuto, Pietro si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera.” Per alcuni studiosi, il riferimento a sua madre come Maria, fa pensare che la donna (abitante di Gerusalemme) fosse la vedova proprietaria della casa in cui si tenne l’Ultima Cena. È inoltre noto, come ad alcuni anni dalla morte di Gesù, apostoli e discepoli si radunassero proprio a casa della madre di Marco. Poco altro si sa della gioventù di San Marco evangelista.


Nella prima lettera di Pietro, troviamo invece un riferimento alla vita adulta del Santo evangelista: “Vi saluta la comunità che è stata eletta come voi e dimora in Babilonia; e anche Marco, mio figlio.” S. Pietro, chiamando Marco suo figlio ci sta ad indicare che lo ha battezzato e con il termine Babilonia ci indica la Roma pagana degli idolatri e la conferma della presenza di Marco al suo fianco a Roma.
Il nostro santo seguì anche Paolo per predicare in Antiochia e a Salamina (Cipro), come riportato negli Atti, per poi dividersi da lui e tornare a Gerusalemme, ma lo ritroviamo con lui a Roma, stando ad una lettera dello stesso Paolo: “Vi saluta Aristarco, il mio compagno di prigione, e Marco, il cugino di Barnaba (intorno al quale avete ricevuto ordini; qualora venisse da voi, ricevetelo), e Gesù detto il Giusto, i quali sono della circoncisione; fra questi sono i soli miei collaboratori per il regno di Dio, in quanto mi sono stati di consolazione” .
L’attività di Marco, da evangelizzatore, in quegli anni fu di certo notevole e impegnata, per questo Paolo nella sua lettera a Timoteo ne conferma il valore: “Affrettati a venire da me al più presto. Solo Luca è con me. Prendi Marco e conducilo con te, perché mi è utile per il ministero”.
Dopo il martirio di Pietro a Roma nell’anno 67, non vi sono più notizie certe su Marco. La tradizione cristiana afferma che fu missionario in Egitto e fondò la chiesa d’Alessandria, della quale ne fu il primo vescovo. Secondo Eusebio, uno dei padri della Chiesa, la sua morte avvenne proprio ad Alessandria dove venne ucciso facendo trascinare il suo corpo per la città.
Marco scrisse il suo vangelo in lingua greca, la più parlata in quei tempi. Egli era segretario e l’interprete di S. Pietro e il suo vangelo non è altro che la sua predicazione fissata sulla carta. Nessuno dei fedeli poteva possedere la divina verità più di S. Marco il quale continuamente la apprendeva dalle labbra del principe degli apostoli. L’evangelista non ha scritto secondo un ordine cronologico perché ha seguito l’ordine logico della predicazione di Pietro che faceva la sua catechesi tenendo conto delle necessità degli ascoltatori. Egli perciò non ha avuto intenzione di trasmettere un resoconto storico della vita di Gesù, ma piuttosto testimoniare gli insegnamenti su Gesù fatti da Pietro in un particolare ambiente, quello di Roma, allo scopo di rafforzare nella fede i credenti in Cristo. Dei quattro evangelisti il simbolo di S. Marco è il leone.
Dobbiamo leggere il Vangelo secondo Marco con amore, con fede, meditarlo e pregarlo mettendoci in relazione con Gesù vivo, presente, che trasforma la nostra vita. Marco non si limita solo a rivelare il mistero cristiano: ci conduce a scoprire le nostre paure, la nostra ignoranza, le nostre resistenze. Il suo vangelo è quello che ci presenta meglio l’umanità di Gesù: ci fa sentire il peso del suo sguardo, la sua pietà per la folla, i momenti di delusione nei riguardi degli apostoli, la tristezza per l’incomprensione dei farisei, dei familiari, dei discepoli. Ne esce un’immagine umanissima di Gesù che appare, di volta in volta, tenero, incisivo, fraterno, vicino. Marco ci introduce a un incontro: quello col Cristo del passato che è anche il Cristo vivo di oggi; ci fa così comunicare col mistero cristiano in ciò che ha di più profondo per nutrire la nostra fede.

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